la cantina di re Salomone


mercoledì, luglio 21, 2004
 

Ciao, Fiò. Ciao, Luca.  Sono stato molto impegnato in questi ultimi giorni, per vari motivi riguardanti fatti della mia famiglia e dell'amico Michelangelo di cui leggete da Ziofranco e da Blackhole. Ritorno con questo piccolo post tratto dall'enciclica "Ecclesia de Eucharistia" (n° 40) che sto rileggendo in questi giorni.

L'Eucaristia crea comunione ed educa alla comunione. San Paolo scriveva ai fedeli di Corinto mostrando quanto le loro divisioni, che si manifestavano nelle assemblee  eucaristiche, fossero in contrasto con quello che celebravano, la Cena del Signore. Conseguentemente l'Apostolo li invitava a riflettere sulla vera realtà dell'Eucaristia, per farli ritornare allo spirito di comunione fraterna (cfr. 1Cor 11,17-34). Efficacemente si faceva eco di questa esigenza sant'Agostino il quale, ricordando la parola dell'Apostolo: "Voi siete corpo di Cristo e sue membra" (1Cor 12,27),  osservava: "Se voi siete il suo corpo e le sue membra, sulla mensa del Signore è deposto quel che è il vostro mistero; sì, voi ricevete quel che è il vostro mistero". E da tale constatazione deduceva: "Cristo Signore... consacrò sulla sua mensa il mistero della nostra pace e unità. Chi riceve il mistero dell'unità, ma non conserva il vincolo della pace, riceve non il mistero a suo favore, bensì una prova contro di sé". 

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venerdì, giugno 18, 2004
 

Il Cristianesimo soddisfa di colpo e perfettamente l'istinto atavico dell'uomo di stare dritto in piedi; lo soddisfa supremamente in questo: che per il suo credo la gioia diventa qualche cosa di gigantesco e la tristezza qualche cosa di particolare e di piccolo. La volta al di sopra di noi non è sorda perché l'universo sia idiota; il silenzio non è il silenzio senza cuore di un mondo senza fine e senza scopo. Piuttosto il silenzio intorno a noi è piccolo e pietoso come il pronto tacere di ogni movimento nella stanza di un infermo.

La gioia, che fu piccola appariscenza del pagano, è il gigantesco segreto del cristiano...

Gli storici antichi e moderni ebbero l'orgoglio di nascondere le loro lacrime...

Egli non nascose le Sue lacrime...

I solenni superuomini, i diplomatici imperiali sono fieri di trattenere la loro collera...

Egli non trattenne mai la Sua collera.

Egli rovesciò i banchi delle mercanzie per i gradini del Tempio e chiese agli uomini come sperassero di sfuggire alla dannazione dell'inferno.

Pure Egli trattenne qualche cosa. Lo dico con riverenza: c'era in questa irrompente personalità un lato che si potrebbe dire di riserbo...  qualche cosa che Egli coprì costantemente con un brusco silenzio o con un impetuoso isolamento.

Era qualcosa di troppo grande perché Dio lo mostrasse a noi quando Egli camminava sulla terra; ed io qualche volta ho immaginato che fosse la Sua allegrezza.

Con queste parole G.K.C. chiude il suo capolavoro "Ortodossia", libro di speranza per gli uomini di ogni tempo, che scrisse prima della sua conversione al cattolicesimo.  Insieme a s. Paolo che dice "siamo i collaboratori della gioia del Signore" (2 Cor 1, 24) Chesterton  invita i suoi amici a testimoniare presso i fratelli la gioia  senza fine alla quale ogni battezzato è chiamato.

 

 

 

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martedì, giugno 08, 2004
 

In occasione del 45° anniversario della mia consacrazione episcopale e del 25° di pontificato mi è stato chiesto di mettere per iscritto il seguito di quei ricordi, a partire dal 1958, anno in cui sono diventato vescovo. Ho ritenuto di dover accogliere questo invito, come accolsi quello dal quale scaturì il libro precedente (Dono e mistero),che conteneva ricordi e riflessioni sugli inizi del mio sacerdozio.... Ho cercato di mettere per iscritto questi pensieri, nel desiderio di partecipare anche ad altri la testimonianza dell'amore di Cristo, che attraverso i secoli chiama sempre nuovi successori degli apostoli, per riversare la sua grazia, attraverso fragili vasi, nel cuore di altri fratelli. Nel ricordo mi accompagnano incessantemente le parole indirizzate da Paolo al giovane vescovo Timoteo: "Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la sua grazia; grazia che ci è stata data in Cristo Gesù fin dall'eternità" (2 Tm 1,9).

La sorgente della vocazione  Cerco la sorgente della mia vocazione. Essa palpita là, nel cenacolo di Gerusalemme. Rendo grazie a Dio perché durante il Grande Giubileo dell'anno 2000 mi fu dato di pregare proprio in quella sala al piano superiore (cfr. Mc 14,15). ... Lo vedo mentre si china anche davanti a ciascuno di noi, successori degli apostoli, per lavarci i piedi. E sento come rivolte a me, a noi, quelle parole: "Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi" (Gv 13,12-15).

La chiamata  Era l'anno 1958. Con un gruppo di appassionati di canoa mi trovavo sul treno diretto a Olsztyn. Eravamo in procinto di iniziare le vacanze secondo il programma praticato sin dal 1953: una parte delle ferie la passavamo in montagna e una parte ai laghi di Masuria. Nostra meta era il fiume Lyna.... era il mese di luglio. Rivolgendomi a colui che fungeva da "ammiraglio" - per quel che ricordo era allora Zdzislaw - dissi: "Zdzislaw, tra poco dovrò lasciare la canoa, perché mi ha chiamato il primate[primate era il card. Stefan Wyszynski] e devo presentarmi da lui".

L' "ammiraglio" mi rispose: "D'accordo, ci penso io". E così, quando giunse il giorno stabilito, lasciammo il gruppo per raggiungere la stazione ferroviaria più vicina.... Così dunque mi avviai, prima sulle onde del fiume con la canoa e poi su di un camion carico di sacchi di farina, verso Olsztynek.  Il treno per Varsavia partiva a tarda notte. Avevo perciò preso con me il sacco a pelo, pensando di schiacciare un pisolino in stazione in attesa del treno: qualcuno, da me avvertito, mi avrebbe svegliato. Ma non ci fu bisogno, perché non dormii affatto...

A Varsavia mi presentai all'ora stabilita all'episcopio, dove constatai che insieme con me, erano stati chiamati altri tre sacerdoti... Entrato nello studio del primate, il card. Stefan Wyszynski, seppi da lui che il santo Padre mi aveva nominato vescovo ausiliare dell'arcivescovo di Cracovia... Udendo le parole del primate che mi annunziava la decisione della Sede Apostolica, esclamai: "Eminenza, io sono troppo giovane, ho appena 38 anni". Ma lui replicò: "E' una debolezza di cui si libererà presto. La prego di non opporsi alla volontà del Santo Padre".

Dissi allora soltanto una parola: "Accetto".

Dopo quell'udienza, così importante per la mia vita, mi resi conto che non potevo tornare subito dagli amici e dalla mia canoa: dovevo prima recarmi a Cracovia per informare l'arcivescovo E. Baziak, mio ordinario... Il giorno seguente, giunto a Cracovia, mi presentai dall'arcivescovo Baziak, al quale consegnai la lettera del cardinale primate. Ricordo come fosse oggi che l'arcivescovo mi prese sottobraccio e mi introdusse nella sala d'attesa, dove erano seduti alcuni sacerdoti, e disse: "Habemus papam". Alla luce dei successivi eventi, si potrebbe dire che quelle furono parole profetiche.

Quando infine comunicai all'arcivescovo il desiderio di ritornare in Masuria dagli amici che avevo lasciato sul fiume Lyna, lui mi rispose: "Questo, forse, ormai non Le si addice!"

Piuttosto rattristato da quella risposta, andai nella chiesa dei francescani e feci la Via Crucis...Poi ritornai dall'arcivescovo Baziak e rinnovai la mia richiesta: "Capisco la sua preoccupazione, eccellenza. Chiedo tuttavia che mi conceda di poter andare in Masuria". E lui, questa volta, rispose: "Sì, sì, vada pure. La prego però" soggiunse con un sorriso "di tornare in tempo per la consacrazione".

E' lui! GP-II nel sul ultimo libro "Alzatevi, Andiamo!" nel quale parla esplicitamente ai giovani che gli hanno chiesto una  testimonianza sugli anni della sua chiamata all'episcopato.  

 

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martedì, giugno 01, 2004
 

Il Cristianesimo è venuto nel mondo prima di tutto per affermare con violenza che l'uomo doveva guardare non solamente dentro di sé, ma anche fuori; doveva ammirare con stupore ed entusiasmo un divino drappello e un divino capitano.

Il solo piacere che si prova ad essere cristiani è quello di non sentirsi soli con la Luce interiore, e di riconoscere nettamente un'altra Luce, splendida come il sole, chiara come la luna, terribile come un'armata con tutte le sue bandiere.

Oggi qualcuno va dicendo che c'è nel mondo una sola religione, che tutte le fedi non sono che versioni o perversioni di quella. Che questa chiesa universale è semplicemente l'Io universale; è la dottrina che insegna che tutti siamo una persona sola e che non esiste fra uomo e uomo il muro divisorio dell'individualità. Se così posso esprimermi, essa non dice di amare il nostro prossimo, ma di essere il nostro prossimo.

Questa è la meditata e suggestiva descrizione che qualcuno ci dà della religione in cui tutti gli uomini dovrebbero trovarsi daccordo. Ed io confesso di non aver mai udito, nella mia vita, alcun suggerimento al quale più violentemente mi sia ribellato. Io voglio amare il mio prossimo, non perché egli è me, ma precisamente perché non è me. Voglio adorare il mondo non come uno ama lo specchio perché vi si trova sé stesso, ma come uno ama una donna perché è totalmente diversa da lui. Se le anime sono unite, l'amore è evidentemente impossibile. Si può dire vagamente che un uomo ama se stesso, ma non che un uomo è innamorato di sé stesso; se fosse, sarebbe davvero un amore monotono.

Se il mondo è pieno di individui distinti, essi possono realmente essere individui disinteressati; ma se si ammette questa dottrina dell'Io universale, l'intero cosmo non è che un solo individuo enormemente egoista.

Proprio su questo punto il Buddismo è dalla parte del panteismo moderno e dell'immanenza; e proprio su questo il Cristianesimo è dalla parte dell'umanità, della libertà e dell'amore. L'amore esige la personalità e perciò esige la divisione.

Questo significa avere le idee chiare! E' sempre lui, G.K.C.

   

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giovedì, maggio 27, 2004
 

Il vero problema è: - Può il leone giacere con l'agnello e conservare ancora la sua regale ferocia? Ecco il problema in cui la Chiesa si è cimentata, il miracolo che ha compiuto...La Chiesa non può sgarrare di un capello se deve continuare il suo grande e rischioso esperimento di irregolare equilibrio... Non è un gregge di pecore che il pastore cristiano deve guidare, ma un'orda di bufali e di tigri, di ideali terribili e di dottrine divoranti, ognuna abbastanza forte per trasformarsi in una falsa religione e devastare il mondo. Non dimentichiamo che la Chiesa si affermò specificamente per le sue idee pericolose: fu una domatrice di leoni. L'idea della nascita dallo Spirito Santo, della morte di un Essere divino, del perdono dei peccati, dell'adempimento delle profezie sono tutte idee che (ognuno lo comprende) basta un tocco per trasformarle in qualche cosa di blasfemo e di feroce.

E' sempre lui  il vecchio caro G.K.Chesterton, che canta la sua ammirazione ed il suo amore per la Chiesa con queste affascinanti ed effervescenti immagini tratte dal suo capolavoro "Ortodossia".  

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venerdì, maggio 14, 2004
 

La perfetta felicità degli uomini sulla terra (se mai verrà) non sarà una cosa piatta e tangibile come la soddisfazione degli animali: sarà un esatto e pericoloso equilibrio, come quello di un romanzo disperato. L'uomo deve avere abbastanza fiducia in sé stesso per avere delle avventure e abbastanza sfiducia in sé stesso per goderne.  (G.K.C.)  

Molte volte mi sembra che siamo attestati sulla ricerca di una soddisfazione pura e semplice. Disperata, perché soli di fronte al mistero della Vita che rifiutiamo. 

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lunedì, aprile 19, 2004
 

Perché dovrebbe l'uomo cedere la sua dignità al sistema solare e non ad una balena? Se la sola dimensione prova che l'uomo non è l'immagine di Dio, allora una balena può essere l'immagine di Dio: una immagine un pò informe che si potrebbe qualificare un ritratto impressionista. E' un futile modo di ragionare il dire che l'uomo è piccolo paragonato al cosmo: l'uomo è sempre piccolo, anche se si paragona all'albero dell'orto.

Così diceva Chesterton ( per gli amici G.K.C.) agli inizi del 1900 a proposito della dignità dell'uomo in rapporto al cosmo. Ma il mondo ha continuato nell' abbrivio del suo pensiero e della sete di autonomia. Con tutto il rispetto per gli ambientalisti e per gli animalisti, oggi l'animale (la balena del nostro!) ha maggiore dignità dell'uomo.  Bah!  "O tempora, o mores!"  

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sabato, aprile 10, 2004
 

Questo è il giorno,

che ha fatto il Signore,

alleluia:

rallegriamoci ed esultiamo,

alleluia.

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mercoledì, marzo 31, 2004
 

Sempre da "Ortodossia" del mio preferito G.K.C.

Ho detto che l'ortodossia si presenta come una spada; confesso che si è presentata come una scure da battaglia. In realtà, quando ci penso, il Cristianesimo è la sola fra le cose che ci sono rimaste che abbia un reale diritto di discutere la legittimità del potere dei ben nutriti e dei ben allevati.

Bah! Qualcuno direbbe: "Corsi e ricorsi storici!". E voi che ne dite?

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martedì, marzo 23, 2004
 

Scusate se insisto, ma sto rileggengo il caro G.K.Chesterton che, pur avendo scritto Ortodossia circa un secolo fa, è maledettamente moderno ancora oggi.

"L'universo moderno è letteralmente un impero: vale a dire, è vasto ma non è libero: stanze sempre più grandi allargantesi in prospettive babilonesi, non mai una finestra né il più piccolo soffio d'aria esterna. Le loro parallele infernali sembrano espandersi in distanza; ma per me tutte le cose apprezzabili terminano a punta, come le spade."

Mi sembra un cordiale e sereno invito al "dunque?!".   

posted by crazyhorse | 17:10 | commenti (1)